PERCHE' VERONA, PERCHE' LE B.G.?
La
risposta è scontata e semplice, ma perché nel 1975 avevo
circa 20 anni e l’esperienza vissuta con il Milan in campo neutro
a Verona è una di quelle che lascia il segno, ed infatti così
è stato.
Da quell’anno in poi, a livello ULTRAS, è stato tutto un
susseguirsi di incontri, conoscenze più o meno profonde, amicizie
e antipatie che magari col tempo hanno assunto contorni diversi , ed anche
se da quel giorno molta acqua è passata sotto i ponti e di esperienze
ne abbiamo fatte molte altre, Verona e le Brigate Gialloblù rappresentano
la prima tappa.
Una città bellissima, ricca di storia e tutta da visitare e poi
loro, i veronesi, gente strana dicono, sarà anche vero ma per quel
che mi riguarda da loro ho ricevuto ospitalità e rispetto, ho conosciuto
ottimi tifosi dai quali ho imparato qualcosina, sono nate grandi amicizie,
non credo si possa pretendere di più.
Anzi, forse qualcosa c’è e lo faccio senza malignità,
mi avrebbe fatto piacere che questa amicizia fosse stata evidenziata anche
da loro, ma sul libro non ho trovato il benché minimo accenno,
forse sarebbe stato il caso di farlo, l’occasione era ghiotta e
non avrebbe fatto male a nessuno, in fondo dimenticarsi di un vecchio
amico non è onorevole, anche se questo poi si è comportato
male ed ha preso purtroppo strade diverse.
A seguire parlerò anche di altre tifoserie con le quali ho vissuto
esperienze ULTRAS in comune, lo farò cercando di rispettare un
logico filo temporale e come ho già ripetuto in altre circostanze,
ci tengo sempre a sottolineare che queste sono le mie esperienze, vissute
in prima persona e sempre in prima linea, probabilmente non a tutti andrà
bene, ma la mia intenzione non è certo quella di scatenare niente
di male e se così fosse al limite ci sono tanti altri siti molto
più interessanti dove addentrarsi.
Un abbraccio speciale a tutti i miei vecchi amici sparsi per l’Italia,
di una cosa noi possiamo essere certi, ci siamo divertiti davvero.
Stefano Malfatti
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23 FEBBRAIO 1975: UNA DATA DA RICORDARE
 Campionato
1974/75, si gioca la 18° giornata, è il 16 Feb. 1975, all’Olimpico
si affrontano Roma-Bologna, nell’intervallo, con la Roma che conduce
1 a 0 con gol di Pierino Prati al 32’, al muretto dei Guerriglieri
l’atmosfera è come sempre allegra e caciarona, tra una rissa
e l’altra (tutte naturalmente finte e senza farsi male anche se
talvolta qualche livido...) si discute della prossima trasferta, l’avversario
è di rango, è il Milan di Rivera e Benetti, con un certo
Tancredi in panchina, ma si dovrà incontrare a Verona e la cosa
, chissà perché, mi intriga da morire.
Ma perché proprio lassù ??
Colpa di innumerevoli oggetti e di alcuni razzi tirati in campo, uno dei
quali particolarmente preciso, aveva spalmato il povero Anastasi a centro
area; era il 9 Feb. 1975 e si giocava a S. Siro Milan-Juventus, con gli
ospiti avanti in attesa di battere un corner, alle spalle della porta
dell’ignaro Alberatosi dove sono collocati i Commandos Tigre vola
in pratica di tutto (come vedi caro Sig. “Ringhio” Gattuso,
che all’epoca dovevi compiere ancora tre anni e dovresti per questo
informarti meglio, anche i tuoi tifosi non scherzano, anzi come mira sono
persino più bravi perché hanno fatto centro diverse volte,
leggi un pò di cronaca, fai il bravo…) ; ora anche se quella
domenica in campo si stavano vedendo cose quanto meno poco chiare e Barbaresco
di Cormons non stava arbitrando certamente bene, l’azione sconsiderata
del novello “Micca” aveva fatto danni più grossi, intanto
perché il Milan avrebbe perso 2 a 0 a tavolino e poi perché
il campo si sarebbe beccato due giornate di squalifica, nella prima delle
quali avrebbe incontrato la Roma a Verona come campo neutro.
Ma ritorniamo al nostro intervallo di Roma-Bologna, stranamente non prendo
accordi col gruppo ma solo con un altro giovanotto anche lui del muretto,
del quale anche se non ricordo il nome ho in mente, molto chiara, l’immagine
delle trombe che portava allo stadio, e non era mica l’unico!
Che ricordi gente, le trombe!!
Già,
all’epoca si usavano tantissimo, una scatola di legno contenente
una o più batterie d’auto, due robuste corde laterali per
poterla trasportare più o meno comodamente, diversi tubi e coni
per poter fare uscire i suoni, un frastuono infernale che spaccava i timpani
ma a noi piaceva da morire.
E così si arriva al tardo pomeriggio di sabato, mi vesto da “trasferta”,
riempio il mio fedele zaino militare coi panini, asta telescopica da pesca
e bandierone 3 mt. x 4, alle 20 esco di casa, col bus vado a Termini dove
mi incontro col mio amico e alle 22,30 finalmente si parte.
Veramente il treno più logico per poter partire sarebbe stato quello
successivo ma tanta era la smania di andare che lo trascurammo senza pensarci
due volte, quella smania ovviamente significò arrivare a Verona
alle 5,20 del mattino, di un freddo e nebbioso mattino che ti tagliava
in due, dal quale cercammo di ripararci, senza riuscirci, chiudendoci
in sala d’aspetto e provando a dormire su delle gelide panche di
marmo. Altro che comodità…
Quando fummo debitamente “scongelati da alcuni addetti della Findus
prontamente intervenuti” ci riscaldammo con un cappuccino caldo
al bar che intanto aveva persino aperto, fatta così colazione e
ripresa conoscenza questa ”imponente forza di occupazione“
si lanciò alla conquista della città scaligera e lo fece
in barba a tutte le più elementari leggi di accortezza, due pazzi!
 Immaginate
due solitari ragazzotti neppure tanto prestanti che vanno in giro a piedi
per una città a loro completamente sconosciuta portandosi dietro
il Kit completo batteria-trombe, che ogni tanto facevano partire con buona
pace dei residenti ed un enorme bandierone aperto che per non farlo strusciare
in terra ero costretto a sventolare; arriviamo così nei pressi
di P.za Bra e da una via laterale iniziano a sbucare i pulman dei milanisti,
è vero, questo piccolo particolare mi era sfuggito, prima o poi
l’incontro col “nemico” doveva pur accadere ma per nulla
intimoriti da gestacci e insulti andiamo loro incontro e ad ogni passaggio
di pulman, ma non vengono risparmiate neppure le macchine locali, c’è
una solenne strombazzata ed una grossa bandiera che cala irridente sui
vetri laterali.
Ed incredibilmente nessuno scende e ci massacra…
 Alle
11,30 arriviamo al Bentegodi dove finalmente troviamo altri romanisti,
veramente ce ne sono una infinità, siamo davvero tantissimi, qualcuno
parla di 4/5 mila presenze (e ci credo perché all’epoca era
normale…) tranquillamente mischiati ai tanti milanisti senza nessun
problema; il fatto curioso è che noi lupacchiotti ci troviamo tutti,
guarda caso, sotto la Sud e lì fuori, visto che è la loro
curva, è pieno di veronesi molti dei quali, lo scopriamo con piacere,
appartengono alle Brigate Gialloblù, con i quali nasce subito una
simpatia a pelle, alimentata anche dal fatto che i loro rapporti coi milanisti
non sono (né lo saranno mai) idilliaci e quindi ci vedono come
un grande supporto morale.
Il loro bar di fronte è meta di numerosi pellegrinaggi a base di
solenni birre alla spina, nasce uno scambio di sciarpe, c’è
né uno addirittura che mi fa entrare nella sua 500, apre la cappottina
e col mio bandierone al vento giriamo al centro, per dirla come loro...
delle robe incredibili!!
Loro ci guardano con ammirazione perché non si aspettavano che
da Roma arrivassero così tanti tifosi, (dobbiamo sempre tener presente
che siamo nella fase arcaica del fenomeno Ultras e tutto sarà più
chiaro) ma dove poi guadagnammo punti veri arriva nella fase successiva.
Quando
formiamo tutti insieme il gruppone, i nostri nuovi amici gialloblù
ci fanno notare che, giocando in casa, gli addetti ai cancelli del Milan
avevano già fatto entrare i gruppi rossoneri nella loro curva e
che difficilmente noi avremmo trovato spazio nella Sud; adesso non so
se questa loro affermazione l’abbiano lanciata lì tanto per
parlare o se, sotto sotto, in maniera velata volessero dire : “Cari
romani la situazione è questa, vediamo cosa siete capaci di fare…”
; ad ogni modo ci siamo guardati negli occhi e tranquillamente si è
risposto che noi la partita l’avremmo vista nella curva Sud, al
centro dove collocano il loro striscione.
L’incredulità si impadronì dei loro sguardi, si capiva
che, pur sperando in una cosa simile, non ci ritenevano capaci di farla
ma quando il gruppo si mosse dirigendosi verso i cancelli diventarono
seri perché nei nostri sguardi non c’era più voglia
di scherzare.
Agli ingressi tentarono di fermarci, anche la Polizia ci provò
ma senza grossi risultati perché eravamo tanti, perché eravamo
decisi e perché la Sud era la nostra curva (veramente lo era anche
del Milan ma questo, almeno io, ancora non lo avevo scoperto e comunque
la cosa non ci interessava affatto), salimmo le scale di corsa e usciti
dai boccaporti trovammo la curva già piena di gente con i striscioni
esposti, la situazione stava diventando esplosiva, in quel momento ci
vennero incontro
alcuni di loro, li ricordo già grandi coi loro eskimo verdi ed
i capelli lunghi, piuttosto incazzati che ci urlavano che mai avrebbero
tolto
i loro striscioni; non posso sapere a quale gruppo appartenessero nè
posso inventarmelo non rientrando ciò nel mio normale modus vivendi,
ma di certo non erano dei normali Milan clubs, si mostravano decisi a
non mollare ed oggi come Ultras li capisco perfettamente, il fatto è
che pur giocando il Milan in casa li avevamo completamente circondati
e tra l’altro non tutti dei nostri avevano tanta voglia di dialogare,
infatti al lato destro qualcuno aveva già iniziato a togliere gli
striscioni rossoneri, nell’aria si toccava con mano una tensione
altissima, da un momento all’altro poteva scatenarsi il putiferio,
i loro sguardi erano carichi di odio ma noi eravamo tanti, troppi anche
per loro.
Ci fu un rapido conciliabolo con gli addetti milanisti, arrivò
anche la nostra assicurazione che li avremmo fatti passare senza problemi
ed infine, accolto da un boato di vittoria, iniziarono a togliere gli
striscioni dei gruppi per spostarsi infine nell’altra curva, tutto
questo sotto lo sguardo ammirato dei veronesi che non credevano ai loro
occhi, eravamo riusciti a farli spostare e si era padroni del campo, una
grande figura, una grande dimostrazione di compattezza, così eravamo,
così dovrebbe essere!!!
La
partita non andò neanche tanto male, andati sotto di un autogol
arrivò l’immediato bel pareggio di Pierino siglato proprio
sotto i loro occhi, questo ci diede coraggio e venne fuori persino un
buon tifo, ricordo che il mio bandierone spiccava per le sue dimensioni
tra le altre bandiere ma ciò che più mi colpì furono
gli striscioni, a dozzine, ovunque.
A fine partita coi milanisti non accadde nulla, coi veronesi invece di
nuovo a bere birra a volontà, a segnarsi telefoni ed indirizzi,
a scambiarsi sciarpe e cappellini, quel giorno fu piantato senza saperlo
il seme del futuro gemellaggio, al quale tanto lavorai e che diede molte
soddisfazioni ad entrambi fino al momento dell’incresciosa rottura
che molto amaro lasciò in bocca a tutti quelli che credevano, e
continuano a farlo, nell’amicizia e nella parola data, la colpa
fu la nostra ma anche questa è un’altra storia.
Dopo i saluti partirono i pulman, noi a piedi andammo alla stazione accompagnati
sempre da loro, alle 22 ,20 la partenza con arrivo a Roma la mattina alle
7,15 circa, stanchi ma tutti gasati, avevamo vissuto una domenica alla
grande, con la squadra e come tifosi, l’appuntamento è per
il 2 Marzo, all’Olimpico arriva il Varese…
-Continua-
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