2- LA SCIARPA COME SIMBOLO PRIMARIO

“Non c’è nulla di più importante per il tifoso della sciarpa, quei colori sul collo ti fanno sentire parte integrante di una grande famiglia, unita dietro il nome della tua squadra del cuore ”.
E’ il 1964, il nostro impavido lupacchiotto entra in una nuova fase della sua vita da tifoso, i 10 anni compiuti lo fanno sentire un ometto in gamba, così il boato al momento della rete non fa più paura, le fontane in tribuna poi non lo attirano come prima, adesso c’è la partita nel vero senso della parola, anche se il fuorigioco e gli schemi tattici al momento rappresentano ancora un gap difficile da colmare.
Non è nulla di continuo, sia ben chiaro, l’Olimpico è ancora il premio per un bel voto a scuola (problema questo ben più difficile di fuorigioco e schemi tattici…), oppure un regalo elargito in un momento di estrema magnanimità, diciamo che è proprio questa situazione…priva di certezze che rende il tutto ancora più bello, ancora più desiderato.
Con la 1100 sempre in forma smagliante il percorso verso l’Olimpico è una sinfonia di luci e di colori, non è neanche tanto lontano da P.za Bologna, il traffico è blando e non crea disagi, V.la Torlonia, via Nomentana, scorciatoia a V.la Paganini e poi giù per via Regina Margherita e viale Parioli e si arriva a destinazione, col solito parcheggio al solito posto.
Il tragitto a piedi è piuttosto sul veloce perché il fischio d’inizio è sempre incombente, visto che il papà lavora anche la domenica, quindi anche i minuti sono preziosi ma, anche se a passo svelto, gli occhietti vispi ed attenti del nostro giovanotto si guardano attorno e mettono a fuoco un particolare non trascurabile.
La bancarella fuori la curva.
Oggi non è più così, nel senso che non si contano più quanti siano i punti dove è possibile acquistare una sciarpa, ma molto tempo fa la musica era diversa, esistevano solo quelle sparute bancarelle fuori allo stadio, dove ogni volta che ci passava davanti di corsa come un bersagliere, prima di varcare i cancelli, il suo sguardo veniva attratto magneticamente.
La gioia di poterla acquistare.
A forza di insistere, domenica dopo domenica, come la famosa “goccia cinese” arriva il momento tanto desiderato, finalmente è riuscito a strappare una promessa, la prossima volta se ci sarà tempo…una sosta alla bancarella potrebbe essere possibile.
Ed infatti quella domenica niente passo svelto, manca ancora un pochino all’inizio, sembra quasi una passeggiata al Pincio, solo che stavolta vicino c’è l’Olimpico e proprio di fronte a lui l’abituale bancarella, con quel signore dal sorriso bonario che lo guarda con simpatia, forse perché ha capito il motivo di quella sosta…
Frastornato ed ancora incredulo si guarda intorno e dopo aver visionato con calma e attenzione il materiale esposto, finalmente punta il dito..si, vorrei quella lassù con le strisce verticali, niente scritte di nessun tipo, soltanto quei due colori, il giallo ed il rosso, i colori del cuore.
L’orgoglio di poterla indossare.
A questo punto il ghiaccio è rotto, non si vede come un tifoso ignavo, senza pedigree, si sente diverso e assapora intensamente questo momento così importante, quando poi arriva al cancello guarda l’addetto con la coda dell’occhio per vedere se anche lui si è accorto che qualcosa è cambiato, che sul collo è posata la tanto desiderata sciarpa, ora si sente veramente completo.
L’aspetto fondamentale della distinzione.
Ma perché è proprio così importante la sciarpa e perché è necessario indossarla ?
In fondo non potrebbe essere più che sufficiente andare allo stadio ? Esultare ai goal (rari), gioire per le vittorie (poche), ma cosa si vuole di più ?
Distinguersi, ecco cosa vuol dire avere quei colori sul collo, con la sua fiammante scarpetta ha dichiarato, senza mezzi termini, il suo amore che lo accompagnerà per tutta la vita, tra gioie e dolori, paure e felicità, lui tutto questo ancora non lo sa, ciò che conta è distinguersi.
La sciarpa della squadra non del gruppo.
La sciarpa ha i colori amati, rappresenta tutto il suo mondo, quando entra allo stadio si guarda attorno e ne vede altre 10, 100, a migliaia, ovunque si giri è un turbinio di bandiere e di sciarpe, si sente davvero come a casa, anzi molto meglio.
Pur non conoscendo nessuno è come se tutti fossero amici, non è solo e sperduto tra la folla, ma avvolto da un calore che non avrebbe mai immaginato, unico comune denominatore per tutti la squadra del cuore, per tutti intorno al collo i suoi colori.
PS. Sono ancora lontanissimi i tempi che vedranno le curve invase dai tanti nomi dei gruppi, ognuno con una sciarpa, ognuno con una mentalità, ognuno con qualcosa da dire a quell’altro, non più tifosi uniti a difesa della propria squadra del cuore, ma feroci difensori di un semplice, comunissimo o originale che si voglia, nome.

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