Stagione 1977-78: una Roma da centro classifica

Giagnoni, sogni infranti

La linea verde diAnzalone non paga. Via Prati, il bomber principe é Di Bartolomei. Torna Spinosi ma parte Bruno Conti. Il mister pensava allo scude1to, arriverà ottavo

Fu lunga e sofferta, la marcia verso la rivoluzione. Abbiamo lasciato la Roma nelle mani di Gustavo Giagnoni, stagione 1977/78. Andammo a trovare il tecnico, un caldo pomeriggio romano pieno di un tepore carezzevole, e lo trovammo ubriaco di Roma. La città, la squadra, i tifosi, la storia, l'ambiente: Giagnoni era entusiasta. Fosse bastata la sua passione, la Roma avrebbe vinto subito lo scudetto. L'entusiasmo quasi fanatico lo indusse invece ad accettare i programmi autarchici di Anzalone, ancora volti alla valorizzazione dei giovani: e infatti la campagna acquisti fu particolarmente modesta, quell'anno: l'elemento più promettente, il portiere Franco Tancredi, era destinato ai rincalzi. Partì Pierino Prati. In compenso tornò Luciano Spinosi, uno dei «gioielli» che Marchini aveva ceduto alla Juve. Anche Giagnoni preparava la sua rivoluzione, eminentemente tattica. Convinto che la «ragnatela» di Liedholm non permettesse alla Roma di produrre la spinta offensiva possibile, con i giovani forti e virtuosi di cui disponeva preparò una disordinata squadra d'attacco. Anche in allenamento, Giagnoni sfoderava una vana grinta torinista. Alla fine non fece né bene né male, ottenne qualche buon risultato e un eccellente ottavo posto. L'orizzonte della Roma sembrava chiuso, limitato: le prime posizioni della classifica, neppure si intravedevano. I punti caratterizzanti di questa stagione furono: 1) la definitiva affermazione di Agostino Di Bartolomei, capocannoniere della squadra con dieci gol. Anche nel torneo precedente, con Liedholm, «Ago» era stato il romanista più prolifico in fatto di marcature: otto. Questo fatto farà riflettere molto Anzalone, come vedremo. 2) La tormentata stagione di Bruno Conti, il cui estro fantasioso non convinceva del tutto Giagnoni. Bruno disputò diciassette partite, poche rispetto alle29 della stagione precedente. Questo fu uno degli errori di Giagnoni...

L'ultimo tentativo di Anzalone

Manteniamo l'attenzione su Di Bartolomei cannoniere. Un fatto importante, plausibile sotto il profilo tecnico anche per il potente tiro da lontano che Agostino possedeva. Peròtutte le dispute che si possono impostare sulle caratteristiche diAgo e sul movimento tattico di quella Roma, non possono nascondere una verità precisa: la Roma mancava di un cannoniere autentico; il poderoso Musiello si era rivelato tecnicamente grezzo e incostante. E Pierino Prati, che d'altra parte aveva smesso da un pezzo di fare gol, era partito. Queste furono le considerazioni di base dalle quali partìAnzalone, quando decise di abbandonare l'ostinata politica dei giovani (resa necessaria dalle limitate potenzialità finanziarie della società) e di fare l'ultimo tentativo per uscire dal cerchio di metà classifica, quella specie di palude che sembrava aver inghiottito la Roma. Mancava un cannoniere? Anzalone pensò di assicurare alla Roma il giovane più promettente nel ruolo, il genoano Roberto Pruzzo, conteso da Juve e Milan. Era una delle sue mosse più audaci anche perchè si trattava di sacrificare un elemento di classe evidente come Bruno Conti. Le perplessità di Anzalonecaddero di fronte all'atteggiamento dell'allenatore, che non fece alcuna opposizione alla partenza del ragazzo di Nettuno.

Tratto da La mia Roma del Corriere dello Sport

 

 

Indietro