La Roma ammessa in coppa europa

Raffaele Costantino costò alla Roma 120.000 lire del 1930, ma fu certamente un acquisto azzeccato. Il suo stile era semplice e lineare, privo di quei virtuosismi artificiosi che ancora oggi caratterizzano i giocatori di fascia. Il suo gioco era molto pratico, di un altruismo intelligente. Spesso si trovava in posizione buona per tirare a rete, ma preferiva sempre risolvere l'azione con un passaggio a sorpresa che tagliava fuori la difesa avversaria, concedendo al compagno il tiro a porta vuota. Il suo tiro in porta non era irresistibile, ma sempre molto ragionato. Lo imparò a sue spese il celebre Zamora. Il portiere spagnolo si vantava di non avere mai incassato due gol dallo stesso giocatore: «Anche il più grande campione - affermava - mi può fregare una sola volta. Poi so sempre come chiudergli lo specchio della porta».
Ma quando, nel giugno del 1930, la Spagna dovette incontrare l'Italia a Bologna, Zamora fu costretto a cambiare idea. L'Italia vinse 2-0 e i due gol italiani furono messi a segno da Costantino. Quel giorno Zamora disse con ammirazione: «Il vostro Costantino è la migliore ala destra d'Europa e se lo dovessi paragonare a qualcuno dei grandi campioni sudamericani, non saprei fare altro nome che l'argentino Peucelle». Grazie al secondo posto conquistato alle spalle della ]uventus, la Roma fu ammessa di diritto alla Coppa Europa, che negli anni Trenta era il solo torneo a livello continentale di grande prestigio riservato alle squadre di club.
Il campionato si era concluso il 28 di giugno, ma il 7 luglio la Roma era già attesa a Praga dallo Slavia, uno degli squadroni più forti d'Europa, che vantava giocatori di grande livello internazionale come il portiere Planika, il terzino Jenisek e il centra vanti Svoboda. I cecoslovacchi, non conoscendo i giallorossi, benedissero la pioggia battente, che aveva ridotto il terreno di gioco ad una palude. E quando Volk si apprestò a battere un calcio di punizione da più di trenta metri, non si preoccuparono della barriera. Non conoscevano la potenza esplosiva del centravanti della Roma, che scaricò sulla palla tutta la forza delle sue leve, scaraventando il pallone, imbevuto di fango e pesantissimo, all'incrocio dei pali. Fulvio Bernardini ha sempre raccontato questo episodio come una delle maggori prodezze da lui ammirate sui campi di gioco. La Roma chiuse quindi in vantaggio il primo tempo e lo Slavia riuscì ad agguantare il pareggio solo su calcio di rigore, realizzato da Svoboda. Cinque giorni dopo venne disputata la partita di ritorno a Testaccio. La Roma vinse per 2-1, grazie ai gaI di Costantino e di Volk, conquistando il suo primo luminoso successo internazionale in una partita ufficiale. Un successo che le consentiva di entrare addirittura nelle semifinali di Coppa Europa.
I tifosi invasero il campo portando in trionfo persino il centra vanti avversario Svoboda, che si era confermato giocatore di grande talento. Alla partita assistettero anche gli argentini Juan e Mario Evaristo, due fratelli molto celebrati a Buenos Aires, dove si erano messi in luce nelle file del Boca ]uniors. Ma al momento di firmare il contratto, le pretese finanziarie dei due giocatori fecero cadere la trattativa. Il giorno dopo la Roma volle festeggiare l'esordio vittorioso in Coppa Europa con un gigantesco banchetto allestito sull'erba del campo di Testaccio. I due incontri di andata e ritorno con il First Vienna per le partite di semifinale erano in calendario per il 20 e il 24 settembre. La squadra austriaca era già stata battuta dai giallorossi due anni prima per 3-2 e tutti sapevano che si trattava di un avversario molto duro. La Roma passò subito in vantaggio dopo soli tre minuti, grazie ad una combinazione tra Lombardo e Chini, che concluse a rete con un forte rasoterra. Ma Bernardini non era in giornata e gli austriaci furono padroni del campo. Alla fine del primo tempo erano già in vantaggio per 2-1. La Roma reagì con un gol di Fasanelli, ma il First Vienna si riportò a condurre e finì l'incontro con un risultato (3-2) che rendeva molto difficile per la Roma la trasferta di quattro giorni dopo. A Vienna diluviava, e come a Praga il campo era un vero pantano. Ma fu il freddo l'avversario più crudele. Alla fine del primo tempo i giallorossi erano letteralmente intirizziti, tanto che il massaggiatore Angelino Cerretti fu costretto a rianimarli con alcuni secchi di acqua calda. Per giunta D'Aquino, dopo cinque minuti, era caduto vittima di una provocazione e si era fatto espellere. In quelle condizioni atmosferiche e costretti in dieci per tutta la partita, i giallorossi vennero battuti per 3-1. La Roma fu chiamata a disputare di nuovo la Coppa Europa nel giugno del 1935.
Alla vigilia dell'incontro con il Ferencvaros la società chiuse le trattative per due fortissimi giocatori: il terzino Eraldo Monzeglio, campione del mondo, e l'ala destra Renato Cattaneo, che prese il posto di Costantino. Il giocatore simbolo del Ferencvaros era Giorgio Sarosi. La Roma vinse per 3-1 con due reti di Scopelli e una dell'esordiente Cattaneo. Ma l'incontro di ritorno, giocato il 22 giugno 1935, fu una catastrofe. Il terzino Frisoni fu messo fuori da un intervento durissimo e l'arbitro Pfitzner decretò ben tre calci di rigore contro la Roma, che venne travolta per 8-0. Un incontro certamente da dimenticare. Nel 1936 la Roma giocò di nuovo a Vienna nel torneo di Coppa Europa e si prese una clamorosa rivincita.

Tratto da La Roma una Leggenda Editrice il Parnaso

 

Indietro